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Nel suo articolo Carr confessa di sentirsi proprio come HAL. Che il suo avere sempre a portata di polpastrello tutto lo scibile umano, un sapere che per raccoglierlo una volta gli ci sarebbero voluti anni di ricerca, sta in qualche modo compromettendo la sua capacità di pensare e di criticare. E per sua sorpresa ha scoperto di non essere l’unico a sentirsi in questa maniera. Docenti Universitari, giornalisti, muscisti anche medici gli hanno scritto a decine confessandogli di non riuscire più a leggere un libro, di scorrere solo tra le righe di un articolo e di essere difficilmente in grado di andare al di la del secondo o terzo paragrafo di un blog, non importa quanto bene o male questo si stato scritto.

E’ come se per queste persone il sapere fosse improvvisamente diventato un universo a due dimensioni. Immenso lungo gli assi orizzontale e verticale ma senza profondità. Perché l’altro dato preoccupante che li accomuna è l’incapacità di assorbire concetti complessi e teorie evolute, se non nella forma di piccoli frammenti per volta, nella forma cioè di piccole manciate di bit.

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